FRANCESCO MENGALLI

Il Seminario sia una vera scuola degli affetti

Da San Paolo a San Pietro le parole di Papa Leone XIV nel nostro viaggio a Roma con tutti i seminari del Triveneto

“Apri il cuore, non temere, Egli sarà con te” è il ritornello che ha risuonato nella Basilica di San Paolo fuori le Mura in occasione dell’apertura del Giubileo dei seminaristi, tenutosi il 23 e 24 giugno scorso a Roma. Questo evento, inserito nel contesto del Giubileo del 2025, era rivolto a tutti i seminaristi del mondo. Anche noi della Diocesi di Verona abbiamo vissuto questo pellegrinaggio giubilare assieme ai seminaristi di tutte le diocesi del Triveneto, con i rispettivi formatori. Quale significato ha vivere un pellegrinaggio sia nel contesto giubilare sia insieme ai seminaristi delle diocesi a noi vicine? Anzitutto, il Giubileo è un anno di grazia, un tempo favorevole per rimettersi in cammino, di correggere il passo nella sequela di Gesù nostra speranza. In questo cammino noi non siamo soli, ma abbiamo sempre dei compagni di strada, infatti Gesù “chiama anzitutto a vivere un’esperienza di amicizia con Lui e con i compagni di cordata”. In effetti, in ogni forma della vita cristiana troviamo una dimensione comunitaria, nella quale ciascuno di noi riceve dei fratelli e al contempo è chiamato ad essere fratello per gli altri. Non si tratta tanto di una questione romantica, quanto piuttosto di una chiamata ad uscire da sé per seguire Cristo, nel riconoscere nel prossimo un fratello.

L’amicizia con Gesù non è esclusiva né escludente: non si tratta dunque di un fatto privato che rimane chiuso, ma all’opposto, si tratta di una relazione inclusiva ed inclu-dente, che mira a non lasciare fuori nessuno e a raggiungere tutti coloro che si incontrano. Il fatto che a questo incontro fossero presenti seminaristi da ogni parte del mondo ha mostrato un’immagine di come Dio continua ad operare nella storia in contesti e culture differenti, suscitando giovani che si incam-minano verso il presbiterato, seguendo la chiamata di Gesù. La meditazione offerta da Papa Leone XIV nella Basilica di San Pietro è culminata con la recita corale del Credo davanti alla tomba dell’apostolo Pietro e davanti al suo successore. Da quella professione di fede comincia tutto e questa professione trova compimento nella comunità. Noi infatti non siamo soli, siamo parte di un corpo, che è la Chiesa, all’interno della quale ciascuno ha il proprio posto, a ciascuno il Signore affida un compito che è chiamato ed è orientato all’armonia, cioè a collaborare con tutti gli altri.

Tutti noi cristiani in effetti siamo inseriti in una storia, nella storia della Chiesa che continua con noi in una forma che, ispirata da Dio, è in grado di dare risposte vere all’umanità del nostro tempo. Citando le parole del Papa, “voi seminaristi siete chiamati a inserirvi in questa ricca storia di grazia, per custodirla e rinnovarla nella sequela del Signore”. Proprio per questo Leone XIV ci ha augurato che “il seminario sia una scuola degli affetti!”, cioè un luogo favorevole alla relazione, al dialogo, al confronto, alla fraternità, in sintesi una vera e propria palestra di vita ancor prima che di Chiesa. Tutto questo, con un orizzonte chiaro: “a Cristo che chiama voi state dicendo “sì”, con umiltà e coraggio; e questo vostro “eccomi”, che rivolgete a Lui, germoglia dentro la vita della Chiesa e si lascia accompagnare dal necessario cammino di discernimento e formazione”.

Pubblicato sulla rivista annuale Il Seminario, numero 204, anno 2026