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Giudicati degni della sua fiducia...

Con l'anno formativo 2017/2018 il Seminario Maggiore saluta con riconoscenza don Giampaolo, che inizia il nuovo servizio pastorale come direttore del Centro Pastorale Adolescenti e Giovani, e accoglie don Gabriele come nuovo educatore al biennio.



-Don Giampaolo, per tanti anni sei stato educatore in Seminario, hai incontrato tanti giovani e seguito la formazione di molti seminaristi. Che cosa ha significato per te questo servizio così importante?


E' stato un grande dono di Dio. Camminare a fianco dei seminaristi mi ha permesso di soffermarmi a lungo su vari aspetti della formazione spirituale e mi ha educato ad uno sguardo ampio rispetto alla pastorale diocesana e alla situazione giovanile in generale.

La contemporanea nomina a coordinatore della pastorale vocazionale ha aggiunto una nota particolare al mio ministero in seminario. Ha richiesto vicinanza e collaborazione con il Centro di Pastorale Adolescenti e Giovani e mi ha dato l'opportunità di mettermi a servizio dei molti ragazzi che ho potuto incontrare, nell' ascolto e nell'accompagnamento spirituale, in vista di riconoscere con loro a quale missione il Signore sta chiamando.


- Ora sei Direttore del CPAG, quali attenzioni sono prioritarie per la pastorale giovanile?


L'attenzione che sento prioritaria è in continuità con quanto appena detto. Il Centro porta avanti da anni una tradizione di attività con e per i giovani di cui andiamo fieri e che ci viene riconosciuta come ricchezza anche fuori diocesi. Credo che sia il tempo giusto per investire, a fianco a questa necessaria attività di coinvolgimento, sull'accompagnamento. Viviamo in un mondo frammentato, in cui è necessaria molta sapienza per condurre ad unità tutte le tessere sparpagliate della propria vita e farne qualcosa di sensato, di grande. Certo, questa sapienza è innanzitutto un dono di Dio, ma è anche un'arte che non si può imparare o improvvisare da soli: chiede la presenza di padri, di madri, di comunità vere, che sappiano ascoltare e agevolare il cammino di crescita personale.


- Don Gabriele, hai una bella responsabilità nell’accompagnare il cammino vocazionale dei seminaristi. Quali sono le tue attese e i tuoi desideri?


E’ con un grande senso di riconoscenza a Dio che mi presto ad iniziare questa nuova tappa del mio ministero sacerdotale. Egli mi ha giudicato degno di fiducia e mi sta donando la forza per abbattere alcune resistenze che albergano nel cuore come ad esempio il fatto che, io per primo, mi senta ancora in cammino verso una vita umana e presbiterale matura, sempre bisognoso della sua misericordia e del suo perdono. Ho chiesto infatti ai ragazzi di considerarmi prima di ogni altra cosa, come un fratello che cammina al loro fianco e che, come loro, ha vissuto fino a poco tempo fa le attese e le speranze che il periodo del discernimento vocazionale e della formazione al presbiterato comporta. Credo che uno dei compiti dell’educatore sia quello di testimoniare che la formazione sacerdotale dipende in primo luogo dall’azione di Dio, un’opera che richiede il coraggio di lasciarsi plasmare dal Signore, perché trasformi il nostro cuore e la nostra vita. Il percorso formativo, infatti, attinge dall’idea di fondo che gli anni di Seminario debbono plasmare discepoli missionari innamorati del Maestro, pastori con “l’odore delle pecore” che vivano in mezzo ad esse per servirle e portare loro la misericordia di Dio. La sfida è di formare non il “prete da laboratorio” o il “ragioniere dello spirito” ma, invece, il Buon Pastore, attento alla vita dei fratelli, capace di amore senza confini e di donazione gratuita, appassionato dell’annuncio del Vangelo e, in generale, compassionevole verso le persone ferite che cercano in Dio la speranza.


Intervista a cura di Federico Rigoni, II teologia

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