Verso la terra che io ti indicherò

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Spunti di riflessione sulla vocazione

a partire dal nuovo libro del monaco Matteo Ferrari

“Verso la terra che io ti indicherò.

La vocazione come risposta alla parola di Dio”

 

Spunti dall’introduzione

Il Dio della rivelazione ebraico-cristiana è un Dio che incrocia e incontra le storie personali degli uomini e delle donne, nessuno escluso. Vuole incontrare uomini e donne concreti, con un nome, un volto, una loro storia personale e comunitaria.

La vocazione non può che essere un’azione di Dio e dell’uomo insieme, qualcosa che si costruisce in un dialogo portato avanti da due libertà. Per questo si potrebbe definire la vocazione come «la Parola di Dio per la nostra vita». Ogni vocazione, ogni chiamata nella Bibbia è una parola di Dio da accogliere e incarnare nella vita dei singoli e del popolo. Quindi la nostra vocazione, se dalla parte di Dio è una Parola rivolta a noi personalmente, osservata dal nostro punto di vista, è la nostra risposta a tale Parola. La vocazione è la nostra risposta alla Parola che Dio rivolge alla nostra vita e pertanto è una realtà allo stesso tempo divina e umana, incarnata. Essa ha due protagonisti ugualmente attivi, sebbene la parola di Dio e la gratuità del suo dono vengano sempre per primi. L’uomo non deve unicamente scoprire la propria vocazione, ma deve costruirla insieme con quel Dio che lo chiama.

Essa è un’esperienza che accompagna tutta la vita del credente. Certo, ci potranno essere eventi particolari, tappe significative, incontri decisivi, ma la vocazione accompagna tutta l’esistenza. Il credente è sempre un uomo, una donna che ascolta la parola che Dio ogni giorno rivolge alla sua vita e fa della sua vita una risposta a tale chiamata.